Cosucce Psicotrope

YOU CAN'T THINK OF DYING WHEN THE BOTTLE'S YOUR BEST FRIEND

venerdì, maggio 12, 2006

La meravigliosa processione dei cuori (neri)


Già...era dagli anni '90 che i miei amici "indirochers" dicevano di accattarmi i Black Heart Procession...e io "no...che due coglioni...pesanti...noiosi...il solito gruppo di sfigati indi e per di più tristi e rompicoglioni"...
Quasi dieci anni dopo (esattamente ieri sera) sono andato a sentirli al Rivolta di Marghera.
Già...quasi dieci ani dopo. C'ho impiegato dieci anni ad accorgermi di quanto cretino sono stato.
Dopo i sempre ottimi Grimoon, salgono sul palco questi baldi "terroni" americani, cinque ragazzotti dalle barbe ispide e cappellino da baseball. Inizia il concerto.
Rimango di sasso immediatamente. Sopra una morbida sezione ritmica comincia la sua triste litania un theremin (scopro dopo che di theremin non si tratta ma bensi' di una sega).
Il cantante comincia a raccontarci di storie di amori andati, finiti, di angosce, di luci così fioche da non potercisi fidare...(Quest'uomo ha la voce più bella mai sentita in anni di frequentazioni pop!).
Me li vedo i BHP, in una serata autunnale, grigia, nel retro della loro casa a San Diego, a raccontarci di come lei se ne sia andata, sorseggiando l'ennesima bottiglia di bourbon...

Nei momenti più lenti la loro musica è come una preghiera, il violino ti fa sognare, ti culla, ti avvolge dolcemente, mentre in lontanza i cupi battiti di tamburo sono come tempesta all'orizzonte, che, tu voglia o no, arriverà.
Poi improvvisamente il ritmo può salire ed ecco che appare ora un pianoforte (delizioso) o adddrittura un moog, il violino si fa più veloce e le chitarre hanno il loro bel daffare. Ma la cifra rimane sempre la stessa: la costante ricerca dentro sè stessi, lo scavarsi dentro, la ricerca della verità....tutte cose che, lo sappiamo, non possono che fare "male".
E i Black Heart Procession non ci aiutano di certo, anzi rendono tutto ancora più complicato, ma molto, molto più affascinante.

1 Commenti:

  • Alle 2:20 PM , Blogger mela ha detto...

    Ricordo teste di quella sera,e poi,ad un certo punto faccie,faccie barbute e piene e poi una voce che costruiva melodie su due accordi e niente,niente sembrava mai lo stesso.Non capendo realmente il contenuto dei testi,mi rendevo conto della loro potenza e l'emozione che dapprima mi era partita dallo stomak,come in una sorta di eccitazione pre-concerto,si era propagata fino a sotto le palle.Mi veniva da piangere.

     

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