Cosucce Psicotrope

YOU CAN'T THINK OF DYING WHEN THE BOTTLE'S YOUR BEST FRIEND

martedì, ottobre 30, 2007

Cosuccia Psicotropa #3 - Blue Cheer "What Doesn't Kill You..."


Bentornati.
Quest'ultimo scampolo di 2007 segna il ritorno di una delle band che, negli anni '60, ha semplicemente inventato il concetto di Rock come lo intendiamo noi adesso.
Se qualche anno prima i Rolling Stones codificano l'"estetica" del rock selvaggio ed erotico, gli Yardbirds lo fondono definitivamente con il blues dei padri e Jimi Hendrix avvolge il tutto con una viola nebbia lisergica, i Blue Cheer prendono per il collo tutto questo patrimonio e lo sventrano a suon di valvole e fuzz.
Il loro primo disco del 1968, "Vincebus Eruptum", distrugge tutto quello che c'era prima, sia quello che arrivava dall'Inghilterra che quello che c'era nella natìa California.
Non a caso erano profondamente odiati dalla comunità hippie di San Francisco, così intrisa di buoni sentimenti e flower power. In un 'epoca in cui i loro colleghi freak mangiavano fiori e baciavano bambini, loro mangiavano bambini e lasciavano decisamente perdere i fiori. L'esatta antitesi della Woodstock generation.
Dopo due capolavori seminali e una manciata di buoni dischi, i Blue Cheer si sciolgono nell'indifferenza generale, distrutti loro stessi dalla loro potenza. Il lascito comunque è enorme.
Per sentire di nuovo certe distorsioni e urla belluine si dovrà aspettare almeno venticinque anni, quando nella grigia Seattle, un gruppo di debosciati di nome Mudhoney pubblicheranno un ep di nome "Superfuzz Bigmuff" e una cricca di cannabinomani del deserto decidono di unire le loro forze sotto il santo nome di Kyuss.
Nel 2007 i Blue Cheer ritornano con una carica che nulla ha da invidiare a quella degli anni d'oro e con una onestà ancora superiore.
"What Doesn't Kill You..." è contemporaneamente un disco che arriva dal 1969 attraverso una distorsione temporale e che suona incredibilmente fresco e genuino, anche nel 2007. Ma soprattutto cattivo e violento.
Ovviamente non ci sono da aspettarsi ardite sperimentazioni o soluzioni avanguardistiche...ma prendete la slide impazzita di Rollin' Dem Bones, le distorsioni di I'm Gonna Get To You, gli assoli di I Don't Know About It (particamente una rissa fra Jorma Kaukonen e Jimi Hendrix) e su tutto una delle ritmiche più devastanti della storia del rock e confrontatele con un qualsiasi gruppo stoner degli ultimi quindici anni.
Partita persa.
Dickie Peterson e soci partono adesso per un tour nelle più sordide tavole calde di qualche polveroso stato americano. Chissà se un giorno arriveranno anche in Italia.

Blue Cheer. Il rock come deve essere fatto: brutto, sporco, cattivo, drogato. Ma soprattutto DISTORTO E VALVOLARE.


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3 Commenti:

  • Alle 4:30 PM , Blogger federico ha detto...

    Troppo estremi per me.

     
  • Alle 2:56 PM , Anonymous cate ha detto...

    il nome sembra di una marca di caramelle per la gola...
    comunque bentornato.

     
  • Alle 7:37 PM , Anonymous Marco Ubago Leardini ha detto...

    A mio parere recensione davvero eccellente come contestualizzazione e lessico evocativo.

    Disco altrettanto eccellente che ho consumato negli ultimi 4 anni.

     

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