Cosucce Psicotrope

YOU CAN'T THINK OF DYING WHEN THE BOTTLE'S YOUR BEST FRIEND

giovedì, novembre 02, 2006

The Carla Bozulich Appreciation Post


Prendere la macchina (solo come un cocker) e attraversare trasversalmente mezza regione Veneto, è un sacrificio che finora non avevo fatto per nessuno. Neanche per una donna.Ma ieri sera, preso dallo sconforto dopo l'ennesimo rifiuto, prendo la decisione e parto.
La donna in questione si chiama Carla Bozulich e gli sparuti lettori di codesto blog dovrebbero conoscerla, almeno di nome, dato che sono settimane che rompo i coglioni a riguardo (non quanto le Pipettes, perlomeno!).
Se non sapete chi è, leggetevi lo Scaruffi. Se non avete ancora ascoltato il suo ultimo disco "Evangelista", ascoltavatelo, dato che ci suona dentro mezzo post-rock canadese (mezzo post-rock canadese= Godspeed You Black Emperor e compagnia cantante.)(qui un intero brano!)
Per motivi "geografici", arrivo giusto in tempo per perdermi il gruppo spalla, tali Hrsta. Poi vengo a scoprire che tali Hrsta sono un'altro progetto di Mike Moya. Se non sapete chi è Mike Moya, sapevatelo.
Poi arriva lei. Vestita con un'improbabile divisa da scolaretta old-style maliziosamente strappata, Carla Bozulich ha l'aspetto a metà fra la vostra stronzissima ex insegnate di francese e una battona sfatta del Bronx.
Sue partner sul palco: una frocissima bassista iper-tatuata, riot grrl fuori tempo massimo e alla tastiera una specie di Heidi perversa cresciuta troppo in fretta.
Tutte e tre indossano dei calzettoni (con relativa calzatura) alla Pippi Calzelunghe.
E' questo l'improbabile trio che, alla quarantina di fortunati presenti, regalerà un'oretta e mezza di bellissima musica.
Carla è a dir poco magnetica. Non si riesce a staccarle lo sguardo di dosso. Quando non canta, barcolla distratta e svagata in mezzo all'intico di cavi ai suoi piedi, oppure armeggia con le pedaliere e altri ammennicoli.
Ma quando prende in mano il microfono, Carla si trasforma. La "cosa" che esce dalle sue labbra non è la sua voce: è l'espressione più autentica delle sue viscere, il riverbero slabbrato di qualcosa che la tormenta o la fa gioire.
Che sussurri un ritornello o esploda in urla strazianti, non si può fare a meno di rimanere ipnotizzati da quella che, ormai è chiaro, più che un'esibizione è una vera e propria performance.
Il set è composto da quasi tutto il nuovo album, più un paio di brani che suppongo siano dei Geraldine Fibbers (suo precedente gruppo), e in tutto il suo dipanarsi non ha avuto momenti di calo. Deliziosa nei brani acustici, divina (o demoniaca) negli episodi più concitati.
Memorabile addirittura nella riproposizione di "Pissing", dei nostri beneamini Low.
Nota di merito per "Heidi", la tastierista: sguardo glaciale, sorriso ironico...dal suo strumento ha tirato fuori l'INFERNO.

Il 2006 ha trovato la sua Nico.


PS: io quasi quasi mi faccio la doppietta, sabato a Ravenna. E voi?
PPS: non c'era nessuna operazione "LIMONA CON CARLA BOZULICH", tanto per la cronaca.

Etichette: